Tumore dell'utero


Un po’ di storia
Le più antiche documentazioni che descrivono casi di tumori dell’utero risalgono all’antico Egitto (1500 a.C.). Nel 400 a.C., nel suo “Trattato delle malattie delle donne”, Ippocrate, il medico greco considerato il padre della Medicina, descrive questo tipo di tumore individuandone la causa nell’“accumulo dell’umore cattivo”, ovvero di bile nera, per secoli ritenuta la causa di tutti i tumori. Agli inizi del 1800 queste patologie vengono definite “fibromi uterini”, e si inizia a parlare di asportazione per via addominale. La prima di tali operazioni avviene nel 1853 negli Stati Uniti e 10 anni dopo entra nella pratica clinica anche in Europa. Nei primi decenni del 1900 viene introdotta la radioterapia ma, nonostante l’efficacia della metodica, se il tumore non viene diagnosticato precocemente e non può essere asportato totalmente, l’unica alternativa è l’asportazione totale dell’utero, chiamata isterectomia. Quest’ultima è eseguita per la prima volta nel 1870 in Polonia. Poco dopo, nel 1898, viene effettuata la prima isterectomia totale allargata, che prevede anche l’asportazione delle ovaie.

Che cosa sono i tumori dell’utero?
L’utero è posto al centro del bacino, poggia anteriormente sulla vescica e posteriormente è contiguo al retto. È un organo cavo, a forma di pera rovesciata in cui si distinguono una parte centrale, il corpo, una parte superiore, il fondo, e una parte inferiore che ne forma il collo, la cervice. La parete dell’utero è costituita da uno strato mucoso, detto endometrio e da uno strato muscolare, il miometrio. I tumori possono svilupparsi a livello del corpo o della cervice. I tumori del corpo dell’utero si distinguono in carcinomi dell’endometrio e sarcomi uterini. La maggior parte dei tumori dell’endometrio origina dalle ghiandole che si trovano sparse nel tessuto endometriale e vengono definiti adenocarcinomi. I sarcomi uterini, invece, sono rari e si formano nel tessuto muscolare o in altri tessuti dell’utero, solitamente dopo la menopausa. I tumori della cervice uterina sono solitamente carcinomi a crescita lenta, asintomatici (ovvero che non manifestano sintomi specifici). Al di fuori di questa catalogazione è giusto ricordare che possono verificarsi altre situazioni patologiche a livello del miometrio, quali miomi/fibromi, tumori benigni dell’utero, che possono essere asportati chirurgicamente o trattati con farmaci, e non diffondono in altre parti del corpo. Insorgono, generalmente, intorno ai 40 anni e spesso si riducono di dimensioni o scompaiono del tutto con la menopausa.

Quanto sono frequenti?
I tumori del corpo dell’utero risultano al sesto posto tra quelli più frequentemente diagnosticati alle donne, rappresentando circa il 4% delle diagnosi di tumore. In media sono diagnosticati ogni anno circa 24 casi ogni 100.000 donne; in Italia le stime sono pari a 7.756 nuovi casi ogni anno, con una tendenza all’aumento. Per i tumori della cervice uterina, che rappresentano circa l’1,5% di tutti i tumori registrati nella popolazione femminile, in media vengono diagnosticati ogni anno circa 10 casi ogni 100.000 donne; in Italia si stimano 3.418 nuovi casi ogni anno, con una tendenza alla riduzione nel corso del tempo.

I fattori di rischio
La maggiore probabilità di sviluppare un tumore dell’endometrio è legata a una serie di fattori sui quali non si può intervenire: l’età, poiché il rischio aumenta con il suo avanzare, la razza, in quanto per esempio le donne caucasiche hanno maggiore predisposizione allo sviluppo della patologia, o la familiarità, cioè casi di questo tipo di tumore diagnosticati ai familiari più stretti. Il rischio è legato altresì ad altri fattori sui quali è possibile intervenire modificando lo stile di vita: obesità/sovrappeso, ipertensione e diabete. Squilibri ormonali, in particolare l’aumento dei livelli di estrogeni (dovuto a condizioni mediche o a terapie ormonali sostitutive nel corso della menopausa) possono stimolare lo sviluppo della patologia. La gravidanza, invece, può ridurre il rischio rispetto a quello delle donne che non hanno mai avuto figli. La stragrande maggioranza dei tumori alla cervice è causata dall’infezione da virus del papilloma umano (HPV). L’infezione da HPV è comune e generalmente non causa sintomi specifici. Nella maggioranza delle donne si risolve da sola, ma se ciò non avviene nel tempo può causare lo sviluppo del tumore. Da qualche anno è anche disponibile il vaccino contro questa infezione, che in Italia è fornito gratuitamente alle ragazze di età compresa tra 9 e 26 anni. Oltre all’HPV, altri fattori possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore della cervice: il fumo di sigaretta, l’infezione da HIV (virus dell’immunodeficienza acquisita, che causa l’AIDS) o altre condizioni che riducono le difese immunitarie, l’uso della pillola anticoncezionale per lunghi periodi di tempo (cinque o più anni), tre o più gravidanze.

Come si manifestano?
Circa il 90% delle donne con tumore all’endometrio manifesta sanguinamenti vaginali anomali (perdite di sangue tra un ciclo mestruale e l’altro o dopo la menopausa). Altri sintomi che richiedono una consulenza medica possono essere rappresentati da perdite vaginali al di fuori della norma, dolore nella parte bassa dell’addome (pelvi), perdita di peso non associata a una dieta, dolore durante i rapporti sessuali, difficoltà a urinare. Per quanto riguarda i tumori della cervice, le fasi iniziali sono generalmente prive di sintomi, anche se possono verificarsi anomale perdite vaginali di sangue, per esempio tra un ciclo e l’altro, in menopausa o dopo un rapporto sessuale, o mestruazioni più lunghe e copiose del solito. Possono anche verificarsi perdite vaginali di altra natura o dolore durante i rapporti sessuali.

La diagnosi
Per il tumore dell’endometrio, al momento, non sono disponibili programmi di screening (ovvero indagini diagnostiche utilizzate per identificare la malattia nei soggetti con rischio intermedio) per i casi asintomatici. Se una donna presenta segni e sintomi che suggeriscono la presenza di un tumore del corpo dell’utero è possibile procedere con una serie di accertamenti o esami strumentali. La biopsia è un esame che dura pochi minuti e consiste nell’asportazione di una piccola quantità di endometrio (introducendo un tubicino flessibile nell’utero attraverso la vagina) che verrà analizzata al microscopio. L’isteroscopia è un altro esame che viene effettuato tramite inserimento nell’utero, attraverso il canale cervicale, di un sottile strumento metallico dotato di telecamera, l’isteroscopio; consente al medico di visualizzare le pareti interne della cavità uterina e di effettuare eventuali prelievi di campioni di tessuto. La dilatazione con raschiamento viene eseguita nel caso in cui il campione ricavato dalla biopsia non è sufficiente o se il risultato della stessa non è certo. Durante questa procedura viene dilatata l’apertura cervicale e introdotto un piccolo strumento chirurgico per raschiare i tessuti della parete dell’utero e prelevare una quantità di campione maggiore rispetto alle altre tecniche. Questo esame dura circa un’ora e può richiedere anestesia o sedazione. Il materiale prelevato con ognuna di queste metodiche viene analizzato dall’anatomopatologo per determinare l’eventuale presenza di cellule tumorali. Per il tumore della cervice esiste, invece, la possibilità di effettuare uno screening tramite il Pap test, la cui introduzione ha contribuito a ridurre la mortalità per questo tipo di patologia e per i casi di forme invasive. Si esegue prelevando una piccola quantità di materiale cellulare dal collo dell’utero e dalla parte superiore della vagina. Tale materiale viene poi esaminato al microscopio per valutare l’eventuale presenza di alterazioni cellulari. Se il risultato del Pap test è negativo l’esame viene generalmente ripetuto dopo due anni, ma qualora si riscontrino anomalie vengono prescritti ulteriori esami per valutare con certezza la presenza di una forma tumorale. La colposcopia, per esempio, è una procedura che prevede l’inserimento nella vagina di uno strumento tramite il quale il medico può visualizzare la superficie della cervice. Non è un esame doloroso e non ha effetti collaterali, dura pochi minuti e si può eseguire anche durante la gravidanza. Qualora, durante la colposcopia, il medico individui una zona anomala, procede con una biopsia cervicale. Nel caso venga posta diagnosi di tumore alla cervice, indagini strumentali ulteriori consentono di valutare con precisione l’estensione del tumore stesso (tomografia computerizzata, TC, o risonanza magnetica o tomografia a emissione di positroni, PET).

Le terapie attualmente disponibili
Per il trattamento dei tumori dell’endometrio le scelte terapeutiche possibili sono il trattamento chirurgico, la radioterapia, la terapia ormonale e la chemioterapia. Il trattamento chirurgico con la rimozione dell’utero rappresenta la terapia raccomandata per la maggioranza delle donne. Talvolta si rende necessaria l’asportazione anche delle tube di Falloppio e delle ovaie. La radioterapia sfrutta l’azione di radiazioni ionizzanti ad alta energia che uccidono le cellule. Talvolta viene raccomandata per ridurre il rischio che il tumore si ripresenti dopo l’intervento chirurgico. La terapia ormonale spesso viene usata nei casi di tumore diffuso. Consiste nell’uso di farmaci che aumentano i livelli di progesterone o che riducono i livelli di estrogeni. La chemioterapia utilizza uno o più farmaci in combinazione che impediscono la crescita e la divisione cellulare. La scelta del trattamento dipende dal tipo e dallo stadio del tumore alla diagnosi, ma anche dall’età, dallo stato generale di salute e dalla possibilità futura di avere figli. Per il trattamento dei tumori della cervice uterina, in base allo stadio di malattia o ad altri fattori (condizioni generali ed età), le scelte terapeutiche possibili sono il trattamento chirurgico, la radioterapia e la chemioterapia. Negli stadi più precoci può essere utilizzata la criochirurgia o la chirurgia laser per congelare o bruciare le cellule tumorali; quando il tumore è ancora circoscritto si può far ricorso alla conizzazione, un intervento tramite il quale viene asportato un cono di tessuto in corrispondenza della lesione, senza compromettere l’organo. Se il tumore è in fase avanzata ed è esteso si rende necessaria l’isterectomia. La radioterapia mantiene intatto l’apparato riproduttivo e in molti casi non pregiudica la possibilità futura di avere figli, mentre la chemioterapia viene utilizzata in caso di forme tumorali in stadio avanzato o invasive.

È possibile prevenire il tumore dell’utero?
Si può ridurre il rischio regolarizzando il proprio stile di vita, per esempio mantenendo il proprio peso corporeo nella norma con un’alimentazione sana e la pratica di esercizio fisico costante. Quanto al caso specifico dei tumori della cervice uterina, oltre a smettere di fumare, la prevenzione consiste in comportamenti sessuali volti ad evitare infezioni, senza ovviamente dimenticare di effettuare controlli ginecologici regolari con l’esecuzione del Pap test.


Si ringrazia la SIF – Società Italiana di Farmacologia per la collaborazione

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