La scoperta del cortisone

La farmaceutica acquisisce un grande strumento terapeutico per la cura delle malattie infiammatorie.

Sembra che i piloti della Luftwaffe tedesca e i kamikaze giapponesi, durante la Seconda guerra mondiale, facessero uso di un prodotto, derivante dagli estratti delle ghiandole surrenali di origine bovina, che durante il periodo bellico arrivava periodicamente dall'Argentina in Germania e in Giappone. Edward C. Kendall, un ricercatore della Mayo Clinic di Rochester (USA), si interessò agli effetti prodotti dall'uso di questi estratti e condusse delle ricerche sulla componente corticale delle ghiandole surrenali.

Isolò da questi tessuti otto composti cristallini, a ciascuno dei quali assegnò una lettera dell'alfabeto. Kendall riuscì a ottenere grandi quantità di ghiandole surrenali per i suoi studi (150 tonnellate in tutto) barattandole con l'adrenalina pura che isolava dalla porzione midollare. Scoprì così che il composto isolato come quinto in ordine di tempo, chiamato con la lettera "E", possedeva un elevato potere antinfiammatorio. In seguito, questo composto fu elaborato da un altro ricercatore, Lewis H. Sarett, che nel 1944, dopo un complesso processo produttivo, arrivò alla sintesi del prodotto finale, il cortisone.

Ed è così che la farmacologia acquisisce un grande strumento terapeutico. Infatti, nel 1949 fa il giro del mondo la notizia di un "artritico in bicicletta": che cos'era successo? In seguito a una felice e probabilmente fortuita intuizione, Philip S. Hench usò il cortisone in un paziente affetto da artrite reumatoide, consentendogli di ritrovare la mobilità perduta.


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