Miti e leggende


È vero che il vaccino per l’influenza fa venire l’influenza?

I vaccini antinfluenzali non provocano la malattia. Non contengono i virus patogeni ma componenti proteiche accuratamente purificate, a partire dalla struttura del virus influenzale, e prevengono l'insorgenza della malattia inducendo un'efficace risposta protettiva e preventiva nel vaccinato.
Non è possibile, quindi, contrarre la malattia attraverso la vaccinazione. Si può verificare piuttosto un leggero innalzamento della temperatura corporea come attivazione del sistema immunitario.

È vero che le malattie prevenibili con i vaccini colpiscono più spesso le persone vaccinate che quelle non vaccinate?
Non è vero. Ciò che si può verificare è una maggiore incidenza della malattia nei soggetti non vaccinati rispetto a coloro che si sottopongono a vaccinazione.
Un recente studio1 pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA) ha esaminato,  infatti, le conseguenze di un focolaio di morbillo in un dormitorio di un campus universitario, in cui su 100 giovani 95 sono stati vaccinati. Nel dormitorio 6 dei 95 giovani vaccinati hanno contratto il morbillo, e lo stesso è accaduto per 4 dei 5 soggetti non vaccinati.
Il rischio di ammalarsi nel gruppo dei ragazzi non vaccinati è stato pertanto dell'80% (4 su 5), mentre nel gruppo di coloro che si sono sottoposti a vaccinazione del 6% (6 su 95).

È meglio ammalarsi o vaccinarsi?
Vaccinarsi, considerando che la vaccinazione previene la malattia. In entrambi i casi infatti si ottiene una risposta del sistema immunitario, ma il prezzo pagato per una singola infezione “selvaggia” può a volte essere elevato: la paralisi a seguito dell'infezione da polio-virus, il ritardo mentale dopo la meningite, il danno epatico dovuto all'epatite B, la sordità causata da parotite o meningite, oppure la polmonite derivante dalla varicella o da complicazioni da influenza o altri danni, quali perdita di arti (sepsi), quelli neurologici fino al decesso.

Perché è necessario continuare a vaccinare per patologie poco diffuse in Italia?
Anche se in Italia, ad esempio, i casi di poliomielite sono scomparsi e quelli di difterite sono rarissimi continuano, tuttavia, ad esserci focolai in altre parti del mondo. L'elevata mobilità della popolazione potrebbe quindi causare l'importazione di virus o batteri da parte di viaggiatori e immigrati, determinando una ripresa di patologie quasi scomparse nel nostro Paese.

E’ vero che i vaccini indeboliscono il sistema immunitario dei bambini?
Non è vero. I vaccini, come quelli contro il morbillo e la varicella, oltre a proteggere dal rischio di contrarre anche altre infezioni, contengono il virus in una forma più attenuata rispetto a quella che la provoca in modo “selvaggio”, evitando così di indebolire il sistema immunitario. I bambini che invece non si sottopongono a vaccinazione rischiano di contrarre la malattia e possono inoltre diventare sensibili alle infezioni, provocate da batteri denominati flesh-eating (batteri carnivori) nel caso della varicella e a quelle batteriche ematiche nel caso del morbillo.

È vero che i neonati sono troppo piccoli per essere vaccinati?
Non è vero. E' importante che il bambino sia immunizzato entro i primi mesi di vita perché molte patologie che possono essere prevenute mediante vaccinazione li colpiscono quando sono molto piccoli.

È vero che i bambini sono sottoposti a troppi vaccini?
Non è vero. Il sistema immunitario dei neonati affronta una serie di sfide. Sin dal primo minuto di vita, migliaia di batteri iniziano a vivere sulla pelle, sul naso, in gola e nell'intestino. Attraverso una rapida risposta immunitaria i bambini impediscono a questi batteri di entrare nel circolo ematico e di provocare gravi malattie.
Secondo alcuni studi condotti da Cohn e Langman, due immunologi del Developmental Biology Laboratory del Salk Institute di San Diego, i bambini possono reagire a circa 100.000 organismi differenti contemporaneamente.
I vaccini che vengono somministrati nei primi due anni di vita, quindi non sono che una goccia nell'oceano di ciò che ogni giorno il sistema immunitario del neonato incontra e combatte con successo. Le nuove tecnologie permettono oggi, inoltre, di realizzare dei vaccini sempre più puri e mirati.
La ragione per cui i bambini ora ricevono più vaccinazioni risiede nel fatto che oggi siamo in grado di proteggerli da molte più malattie gravi che nel passato.

È vero che un conservante (tiomersale) contenente mercurio presente in molti vaccini nuoce ai bambini?
I conservanti come il tiomersale (costituito da acido tiosalicilico e etilmercurio) sono molto importanti soprattutto quando la fiala del vaccino contiene più di una dose (fiale multidose) perché evitano la contaminazione da batteri o funghi.
A seguito del Modernization Act del 1997 la Food and Drug Admnistration (FDA) ha richiesto la compilazione di un elenco di farmaci e alimenti che contengono mercurio, in cui sono stati inclusi anche i vaccini con il tiomersale. Da un confronto è risultato che i livelli cumulativi di mercurio contenuti nei vaccini multipli non sono superiori a quelli indicati dalla FDA, dall'Environmental Protection Agency (EPA), dall'Agency for Toxic Substance and Disease Registry (ATSDR) e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Il tiomersale contiene l'etilmercurio che, a differenza del metilmercurio, non contamina l'ambiente e viene espulso più rapidamente attraverso le urine con minori probabilità di accumularsi nell'organismo.
Secondo alcuni studi non è mai emerso che il livello di mercurio contenuto nei vaccini - somministrati ai bambini dopo la nascita - causi problemi neurologici.
Tuttavia il tiomersale è stato eliminato perché le fiale monodose hanno sostituito quelle multidose, riducendo notevolmente il rischio di contaminazione con batteri e funghi; e anche perché è possibile utilizzare altri conservanti che non contengono alcun tipo di mercurio.

Perche siamo così attenti alla sicurezza dei vaccini?
I vaccini sono prodotti biologici che prevengono le malattie e si rivolgono a soggetti sani. Proprio per questo c'è una maggiore sensibilità da parte dei vaccinati alle eventuali reazioni avverse che possono alterare, anche lievemente, lo stato di salute pre-vaccinazione.

I vaccini sono sicuri?
Spesso la sicurezza dei vaccini è confusa con la frequenza delle eventuali reazioni avverse.
La percezione della sicurezza dei vaccini è soggettiva: da uno studio risulta infatti un disallineamento tra le definizioni scientifiche della frequenza con cui si presentano le eventuali reazioni e la percezione che le persone hanno dell'incidenza di tali effetti.
Definire “sicuro” come “innocuo” implicherebbe che ogni conseguenza negativa della vaccinazione la renderebbe non “innocua”. Quasi tutti i vaccini possono talvolta causare dolore, rossore, sensibilità al tatto o alla compressione intorno al punto dell'iniezione. Altri possono provocare alcuni effetti indesiderati: il vaccino per la pertosse (o tosse convulsa) per esempio può causare, molto raramente, pianto persistente e inconsolabile.
Tuttavia poche cose soddisfano la definizione di “innocuo”. Persino le attività quotidiane presentano pericoli nascosti: ogni anno negli Stati Uniti 350 persone muoiono a causa di incidenti che si verificano durante il bagno o la doccia, 200 muoiono soffocate dal cibo e 100 vengono colpite e uccise da fulmini. Solo in Italia ogni anno muoiono 400 individui per annegamento. Nonostante ciò poche persone considerano attività poco sicure mangiare cibi solidi, fare un bagno o passeggiare in una giornata di pioggia. Si pensa, piuttosto, che i benefici di queste attività siano maggiori degli eventuali rischi.

Come è garantita la sicurezza dei vaccini?
La scoperta di un vaccino richiede un lungo e complesso processo di ricerca caratterizzato da ingenti investimenti e idee innovative.
Lo sviluppo di nuovi prodotti attraversa quattro stadi: ad una prima fase pre-clinica seguono tre fasi cliniche con sperimentazione sulle persone, che richiedono un numero sempre crescente di soggetti man mano che si avanza negli studi (diverse decine di migliaia).
Una volta terminata la sperimentazione viene presentato un dossier alle Autorità regolatorie che valutano se autorizzare l'immissione in commercio del vaccino.
Trattandosi di prodotti biologici, il ciclo di produzione dei vaccini può durare quasi due anni e richiede rigorosi controlli standard su ogni lotto, realizzabili solo alla fine della catena produttiva.
La conservazione e la distribuzione di tali prodotti deve avvenire a temperatura controllata per garantirne la sicurezza. I lotti prodotti sono sottoposti a controlli interni all'azienda (ad esempio, la verifica della sterilità, che dura in media 14 giorni, o i controlli di qualità che rappresentano il 70% del tempo totale di produzione) e a quelli esterni svolti dall'Istituto Superiore di Sanità secondo le attuali procedure europee previste per i controlli di Stato.
La vaccinovigilanza è un sistema che permette di continuare a controllare gli eventuali effetti collaterali di ogni vaccino, acquistato in farmacia o somministrato tramite strutture pubbliche.
Obiettivi di questo sistema:
  • identificazione di reazioni avverse rare non evidenziate durante gli studi di sperimentazione;
  • monitoraggio delle reazioni avverse note;
  • identificazione dei fattori di rischio o di condizioni preesistenti che possono promuovere le reazioni avverse;
  • identificazione di particolari lotti di vaccini responsabili di reazioni avverse.

Spetta essenzialmente al personale sanitario (medici e farmacisti soprattutto) segnalare all'Autorità competente tutte le reazioni sospette che potrebbero essere correlate alla somministrazione di un farmaco. Anche i cittadini possono fare la loro parte: è, infatti, disponibile una scheda ad hoc reperibile nel sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco, da compilare con l'aiuto del medico o del farmacista.
Queste informazioni, poi, vengono vagliate da esperti che, a seconda del rischio, adottano le misure opportune (dall'eventuale modifica del foglietto illustrativo alla revoca dell'autorizzazione all'immissione in commercio).
I vaccini, indipendentemente dalla data di immissione in commercio, sono inseriti nell'elenco dei medicinali soggetti a monitoraggio intensivo: ciò significa che gli operatori sanitari devono segnalare tutte le eventuali reazioni avverse, anche quelle non gravi e/o attese, ma temporalmente correlate.

E' vero che i vaccini possono contenere agenti infettivi dannosi?
Tutti i vaccini disponibili vengono controllati dalle industrie farmaceutiche nell'ambito delle norme regolatorie previste dalle Autorità sanitarie internazionali (European Medicines Agency e Food Drug Administration) e nazionali (Agenzia Italiana del Farmaco e Istituto Superiore di Sanità). Si verifica l'assenza di virus, batteri, funghi o parassiti diversi da quelli che i vaccini dovrebbero contenere.
Considerando che gli oltre 500 mila nuovi nati ogni anno in Italia sono sottoposti a diverse vaccinazioni nei primi mesi di vita e che alcuni di questi vaccini esistono da oltre cinquant'anni, la disponibilità di dati attestanti la sicurezza è ormai ragguardevole.

E' vero che i vaccini possono contenere l’agente che provoca il morbo della “mucca pazza”?
Non è vero. La variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vCJD) è causata da un'insolita proteina chiamata prione (PRoteinaceus Infective ONly particle, ossia particella infettiva solamente proteica), che si rileva nel cervello, nella colonna vertebrale e nella retina dell'occhio.
La possibilità che i vaccini attualmente autorizzati contengano prioni, presentando quindi rischi di trasmissione della vCJD, è praticamente zero perché:
  • i prioni non vengono rilevati nel sangue, nella pelle o nel tessuto connettivo dei bovini affetti da malattia della "mucca pazza";
  • nella fabbricazione di vaccini è utilizzato il siero fetale bovino che si ottiene dal sangue del feto che non è una fonte di infezione da prioni. Inoltre, la placenta bovina è un filtro naturale e la trasmissione di prioni madre-feto non è mai stata documentata;
  • il siero fetale bovino è molto diluito e viene eliminato dalle cellule durante lo sviluppo dei virus vaccinali;
  • i prioni si propagano nel cervello dei mammiferi e non nella coltura cellulare utilizzata per fabbricare i vaccini. Di conseguenza, è improbabile che i prioni si propaghino nelle cellule utilizzate per lo sviluppo dei virus vaccinali;
  • nella fabbricazione è utilizzata anche la gelatina che viene aggiunta alla fine del processo di produzione. Quest'ultima è fatta di materiali (pelle e tessuto connettivo) che non contengono prioni e la sua preparazione include spesso la sterilizzazione termica o il trattamento con solventi organici che renderebbe in ogni caso inattivi i prioni;
  • non è stata documentata la trasmissione di prioni dopo l'inoculazione nel muscolo o sotto cute (vie di somministrazione dei vaccini).

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