Artrite reumatoide


L’artrite reumatoide (AR) è una malattia cronica e autoimmune. Il sistema immunitario attiva dei meccanismi di auto-distruzione nei confronti di parti dell’organismo stesso, riconoscendole erroneamente come “estranee”. È caratterizzata da infiammazione persistente della sinovia, la membrana che riveste la superficie interna delle articolazioni, in particolare a livello dei polsi e delle caviglie.

Nonostante l’esordio e il decorso della patologia siano estremamente variabili, la malattia può evolvere nel tempo, con la comparsa di erosione ossea, perdita totale dell’integrità dell’osso e interessamento di altri organi e apparati, con gravi conseguenze per la mobilità e la qualità di vita.

Diffusione
La AR è diffusa nel mondo, senza distinzione di etnia, e rappresenta la forma di artrite infiammatoria più comune. Le stime indicano che ne siano affette 10 milioni di persone nel mondo. In Europa, è più frequente nelle popolazioni del Nord rispetto a quelle mediterranee. In Italia, colpisce circa 400.000 persone, con una prevalenza di 1 malato ogni 250 abitanti. L’esordio, nel 70% dei casi, compare tra i 40 e i 60 anni, con una frequenza 3-4 volte superiore nelle donne rispetto agli uomini.

Cause e sintomi
Le cause dell’AR sono, ad oggi, ancora sconosciute. Numerosi sono i fattori (genetici e ambientali) in grado di scatenare gli eventi iniziali della malattia, attivando il sistema immunitario e causando un processo infiammatorio, prima acuto e successivamente cronico. Il decorso clinico risulta molto variabile tra i pazienti: alcuni sono affetti da forme lievi, con danni minimi alle articolazioni, mentre altri vengono colpiti da forme più gravi. La AR di solito interessa le articolazioni in modo simmetrico (per esempio, entrambe le ginocchia o entrambi i gomiti). L’esordio dei sintomi può presentarsi gradualmente, come nella maggioranza dei casi, oppure in forma acuta, in un range dal 10 al 25%. La manifestazione dei sintomi è ciclica, con un’alternanza di fasi di acutizzazione a fasi di remissione degli stessi.

I sintomi principali a carico delle articolazioni sono rigidità, avvertita soprattutto al mattino, dolore e gonfiore. Possono comparire anche altri sintomi, quali perdita di forze e senso di affaticamento, perdita di appetito, febbre e insorgere complicanze tra cui:
- deformità articolari, in seguito al deteriorarsi di ossa e cartilagini;
- vasculiti (infiammazione dei vasi sanguigni, riscontrabili in diversi organi);
- noduli reumatoidi (accumuli di cellule morte e fibre di collagene), di solito asintomatici;
- manifestazioni infiammatorie alla pleura (membrana che ricopre i polmoni) o ai polmoni;
- infiammazione agli occhi;
- osteoporosi.

Trattamento
Gli obiettivi fondamentali del trattamento della AR comprendono non solo il controllo dei sintomi, ovvero la riduzione del dolore e dell’infiammazione articolare, ma soprattutto il controllo della progressione della malattia, al fine di mantenere la funzione articolare e garantire una buona qualità di vita.

Le terapie tradizionali includono:

- il trattamento per il controllo dei sintomi basato sia su terapie fisiche, come uso di tutori ortopedici e metodi di sollievo del dolore (applicazione locale di calore o di freddo), sia sull’uso di farmaci per combattere l’infiammazione quali antiinfiammatori non steroidei e i cortisonici;

- l’uso di farmaci in grado di modificare il decorso della malattia, i cosiddetti DMARDs (Disease Modifying Anti-Rheumatic Drugs) che, interferendo con le reazioni del sistema immunitario implicate nella patologia, sono in grado di rallentarne la progressione. Il trattamento con DMARDs va iniziato precocemente in quanto il danno articolare si verifica già nelle fasi iniziali. È stato, inoltre, dimostrato che DMARDs risultano maggiormente efficaci se impiegati precocemente, soprattutto, in associazione tra loro. Nonostante tale approccio abbia consentito ad oggi un controllo migliore della progressione della malattia e del danno articolare, una quota di pazienti risulta non rispondere a queste terapie.

Negli ultimi anni, alle terapie tradizionali si è affiancata una nuova classe di farmaci, i cosiddetti farmaci biologici che, tramite l’azione su particolari bersagli molecolari e cellulari, interferiscono con i meccanismi responsabili della AR. Essi si sono mostrati più efficaci nel controllare la malattia e nel rallentare la progressione del danno articolare rispetto ai DMARDs tradizionali, tuttavia, la loro efficacia dipende dalla tempestività con la quale vengono impiegati. Inoltre, risultano più attivi se impiegati in associazione ai DMARDs.
La terapia chirurgica, infine, rappresenta un’opzione terapeutica per la prevenzione delle lesioni o delle deformità articolari e per sostituire o immobilizzare articolazioni compromesse nei casi più gravi.

In concomitanza alla terapia, è importante anche adottare una correzione dello stile di vita, seguendo una dieta bilanciata e controllando il peso corporeo, in quanto il sovrappeso causa un aumento dello stress a cui vengono sottoposte le articolazioni. Un adeguato apporto di calcio, vitamina D e C, inoltre, favorisce l’aumento della massa muscolare. Infine, è importante alternare momenti di riposo allo svolgimento di attività fisica. Il riposo, infatti, contribuisce a ridurre l’infiammazione e il dolore delle articolazioni e combatte la stanchezza, mentre l’attività fisica mantiene la forza muscolare e preserva la mobilità delle articolazioni.

Si ringrazia la SIF – Società Italiana di Farmacologia per la collaborazione

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